Camere
Ricavate dalle antiche abitazioni dei braccianti, degli affittuari e da un vecchio granaio, seppur con tutti i confort necessari, gli alloggi mantengono inalterata la loro atmosfera agreste.
Tutte le 14 camere sono state completamente ristrutturate e nuovamente arredate nel 2010.
Dotate di bagno privato aria condizionata, Wi-Fi, telefono e TV Full HD da 32’’, con vista esclusiva su uno dei più bei angoli del Parco del Ticino.
- 8 camere matrimoniali ( L, F, M, O, 1, 2, 3, 4)
- 3 camere da 3 posti-letto (5, U e V)
- 2 camere da 3/4 posti-letto (R e G)
- 1 Suite da 4 posti-letto ( camera 6)
Nella casa padronale
La Cascina Caremma fu di proprietà dei Duchi Visconti di Modrone fino alla metà degli anni ’70. La “casa padronale” fu per molti anni l’abitazione del fattore, diretto dipendente della proprietà ed effettivo gestore della tenuta. Nel primo dopoguerra a causa della riforma agraria la figura del fattore fu sostituita da quella dell’affittuario.
Questa struttura è l’edificio più antico rimasto, ma non è da escludere che vi siano vestigia sepolte ancora più antiche. Il suffisso longobardo del toponimo Caremma, ( “Ca” da castrum, accampamento fortificato in latino), dimostra la collocazione strategica del luogo e la sua antica origine. La Cascina risulta censita come Mulino fino alla seconda metà del 1800. Questo spiega la presenza di una macina per cereali posta attualmente nel muro vicino all’ingresso e come pietra controfuoco in sala camino. La strada su cui si trova la cascina era anticamente denominata Via dei Mulini per la presenza in 2 Km di almeno 4 mulini ancora esistenti (Mulino della Pila, della Colombera, Caremma e dell’Ospitale).
La Casa Padronale si colloca in posizione centrale ed è contraddistinta dalle rifiniture migliori. La struttura aveva accesso diretto al granaio (attuale salone grande) in quanto erano il fattore o l’affittuario a gestire i raccolti, a tenerli sotto controllo. Il sottotetto, che attualmente è una camera di 6 posti letto, originariamente era il primo granaio della cascina. Nella bella sala al piano terra contraddistinta da un grande camino è presente e funzionante un forno a legna risalente al 1600, una volta dotato di due aperture: una principale all’interno della casa ad uso esclusivo del fattore ed una apertura secondaria all’esterno, accessibile ai salariati per la panificazione una volta ogni 8 giorni.
- 3 camere matrimoniali o a 2 letti singoli (1, 2 e 3)
- 1 camera matrimoniale (4)
- 1 camera da 3 posti-letto (5)
- 1 camera da 4/6 posti-letto (camera 6)
Nella casa degli obbligati
Di questo lungo e basso edificio ogni attuale stanza rappresentava un mini-appartamento dove viveva una famiglia costituita da 7 o più elementi: padre, madre, figli e nonni. I bagni non esistevano. Le stanze erano con poche finestre, con soffitti bassi e in quelle al piano terra i pavimenti in mattone erano semplicemente appoggiati sulla nuda terra.
I muri esterni a mattoni a vista, non intonacati, erano una diretta espressione delle condizioni economiche di coloro che vi abitavano. Le abitazioni al piano terra possedevano un’apertura di un metro sul lato posteriore con una piccola porticina che collegava l’abitazione al pollaio, unica fonte di proteine animali non tanto per la carne quanto per le uova. Alternative al pollaio erano la gabbia dei pulcini, dei conigli e la “capunera” che venivano tenute direttamente in “cà”. Le famiglie che dimoravano in queste stanze avevano pochi mobili semplici ed essenziali: la muschirœula (per riporre il cibo lontano dalla mosche e dai topi), la credenza, il tavolo, il letto e la culla, il mastello e l’asse per lavare i panni.
Gli obbligati erano i braccianti agricoli adibiti alla più umili operazioni dove era necessaria la semplice forza lavoro: raccolta e taglio del fieno, dei cereali, preparazione del letto di semina, pulizia dei fossi e altro ancora. Essi avevano un contratto annuale che partiva dall’11 novembre (S.Martino, inizio e termine dell’annata agraria) e venivano retribuiti perlopiù in derrate in natura (sacchi di riso, mais, frumento, fascine da ardere) e il diritto di coltivare ad uso famigliare un piccolo lotto di terra per l’orto. A S.Martino queste famiglie dovevano lasciare la cascina per la quale avevano lavorato tutto l’anno precedente e andare alla ricerca di una nuova azienda, caricando le loro poche masserizie su un carro. Per questo motivo in quasi tutta la pianura padana “fare S.Martino” è sinonimo di fare trasloco. Una buona descrizione della dura vita di una famiglia di obbligati la si trova nel film di Ermanno Olmi “L’Albero degli Zoccoli”.
- 2 camere da 3/4 posti-letto (R e G)
- 2 camere da 3 posti-letto ( U e V)
NELLA CASA DEI FAMIGLI
I famigli sono i mungitori, erano e sono la figura con il miglior trattamento economico fra coloro che lavoravano in cascina dal momento che avevano la mansione più specializzata e operavano nel fulcro produttivo dell’azienda.
Questo ruolo primario è messo in evidenza anche dalla loro abitazione che rispetto a quella degli obbligati presenta finestre più ampie, soffitti più alti e finiture complessivamente più signorili.
Nelle camere al primo piano sono stati trovati sul soffitto, a cassettoni d’abete, numerosissimi chiodi utilizzati per appendere i salami. Ancora oggi questi locali vengono utilizzati per stagionare i salumi per il rapporto ottimale fra temperatura e umidità, che garantisce una perfetta maturazione degli insaccati.
- 4 camere matrimoniali( F, L, M e O)









